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Centrale a Carbone di Saline Joniche


Descrizione:

Nel 2008 la SEI S.p.a. ha presentato un progetto riguardante la costruzione di una centrale elettrica a carbone di 1320 MW nelle Saline Joniche, che si trovano sulla punta sud della Calabria [1]. S.E.I. S.p.A. è un’azienda gestita dal gruppo svizzero Repower (57,5%), dal gruppo Hera (20%), dalla società d’ingegneria italiana Foster Wheeler S.r.l. (15%) e dalla società d’investimento Apri Sviluppo S.p.a. (7.5%) [2]. Il progetto prevedeva l’acquisto di carbone sul mercato internazionale e la consegna via mare al porto di Saline Joniche [3]. L’impianto era destinato a lavorare le biomasse prodotte localmente in aggiunta al carbone combustibile. Il progetto ha generato un’ampia opposizione tra le associazioni ambientaliste, i cittadini e le istituzioni locali in Svizzera e Italia. Una mobilitazione molto forte è stata registrata nel cantone Graubünden, dove ha sede la Repower. Nel 2007 è stato creato il Coordinamento delle Associazioni dell’Area Grecanica allo scopo di informare e accrescere la consapevolezza sui rischi e i problemi generati dalla centrale elettrica a carbone. La mobilitazione ha enfatizzato l’impatto negativo sull’ambiente e sulla salute del progetto a carbone e ha reclamato uno sviluppo sostenibile della regione. Il progetto industriale dell’impianto, localizzato nella vecchia area industriale conosciuta come Liquichimica Biosintesi, costruita nel 1970 e abbandonata subito dopo, è stato fortemente supportato dalla mafia locale (‘Ndrangheta), che ne ha tratto ampi benefici. Il rischio di infiltrazioni criminali era estremamente alto anche per le nuove istallazioni. La mancanza di lavoro e di risorse economiche nell’area ha costituito una forte motivazione, e spiega perché alcuni gruppi si sono mobilitati a favore di un progetto considerato come opportunità per la crescita economica. Nel giugno 2012 il governo Monti ha emanato un decreto che ha riconosciuto la compatibilità ambientale del progetto, e nell’Aprile 2013 il Ministro Italiano dell’Ambiente ha formalmente concluso la Valutazione d’Impatto Ambientale [1]. L’iter di approvazione sarebbe stato completo con l’assegnazione di “un’Autorizzazione unica” che attribuiva un ruolo essenziale alla regione Calabria. Nel 2012 associazioni locali e in seguito Greenpeace, Legambiente, LIPU e WWF hanno presentato appelli per bloccare l’autorizzazione al nuovo impianto. Contrari al progetto erano anche il Ministro della Cultura, la Regione Calabria e le autorità locali. In particolare la Regione ha presentato due appelli al TAR Lazio per annullare i decreti emanati dal Governo e dal Ministro dell’Ambiente. La Regione si è opposta al progetto in base alle direttive del Piano Energetico Regionale (2005)[4], il quale proibiva la costruzione di centrali a carbone nel territorio e invocava la produzione di energia attraverso fonti rinnovabili e sostenibili. Inoltre, come attestato dai dati del Piano Energetico, la Calabria produceva (in quel momento) “più” elettricità di quella che consumava.

Il progetto è stato osteggiato anche dal cantone Graubünden, in Svizzera, che possedeva metà delle azioni della Repower. Questo status di proprietà semi-pubblica ha spinto gli attivisti ad appellarsi alla responsabilità diretta dell’azienda nei confronti del pubblico. Nel 2008 questi ultimi hanno iniziato a diffondere notizie sulle intenzioni della Repower (che inizialmente aveva lanciato un altro progetto di centrale elettrica a carbone a Brunsbüttel, Germania), a contattare diversi stakeholders, a formare un’associazione civile per un “futuro senza carbone” e a inviare lettere e articoli a giornali locali. Nel 2011 è stato organizzato un gruppo di discussione, che ha invitato la stampa e un canale TV a diffondere la storia nel mondo più ampio possibile. Inoltre 24 intellettuali nazionali informati sul caso hanno pubblicato una lettera aperta contro la centrale elettrica a carbone. Sondaggi d’opinione commissionati in Calabria e nel cantone di Graubünden hanno confermato il netto rifiuto al progetto da parte di entrambe le popolazioni interessate. In seguito a ciò, una coalizione di attivisti, Ong e partiti politici ha deciso di lanciare un plebiscito per chiedere al governo locale di sconfessare qualsiasi progetto basato sull’energia a carbone in generale e, in particolare, di vietare alle aziende di proprietà o con partecipazione pubblica di investire in questi progetti [5]. Supportata da una forte e ispirata campagna, questa richiesta è stata premiata dalla votazione pubblica che si è tenuta il 22 settembre del 2013, nonostante la forte e quasi unanime presa di posizione dell’economia locale e delle élite politiche a favore della centrale a carbone. Nel 2014 Repower ha preso l’impegno di rinunciare ai suoi investimenti nelle Saline Ioniche. A seguito di questi eventi, nella primavera del 2014 i gruppi italiani di resistenza locali e nazionali hanno iniziato a fare pressione sulla multi-utility pubblica Hera che ha base in Emilia Romagna, chiedendone il ritiro dal progetto. A Febbraio del 2015 il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, ha accolto i ricorsi presentati dal Coordinamento Associazioni Area Grecanica - No al carbone, dalla Regione Calabria e dai comuni di Montebello e Condofuri e dalle Associazioni Ambientaliste Nazionali, annullando così i provvedimenti impugnati, perché l'iter autorizzativo era viziato da evidenti irregolarità e forzature. Il ricorso chiedeva l’annullamento della Valutazione d'Impatto Ambientale e del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 15 giugno 2012. A tal riguardo però nel Maggio 2016 il verdetto del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso della S.E.I., ha ribaltato la situazione facendo tornare in auge il progetto di costruzione della centrale [6]. Il giorno dopo, durante la seduta del Consiglio regionale della Calabriaè stata approvata all’unanimità una mozione, presentata dal consigliere Arturo Bova, che accoglieva l’appello del Coordinamento Associazioni Area Grecanica No Carbone: veniva chiesto di adottare una Deliberazione in cui la Regione Calabria confermasse il diniego alla costruzione della centrale e proponesse delle soluzioni eco-sostenibili per il territorio [7]. Le associazioni dopo la Sentenza del Consiglio di stato sono tornate a far sentire la loro voce organizzando anche eventi di sensibilizzazione. Anche Greenpeace ha contribuito a tenere alta l'attenzione. La centrale infatti è stata scelta dall'associazione per lanciare un messaggio al governo nazionale di abbandonare le fonti fossili: il 7 Ottobre 2016 due squadre di climbers si sono arrampicate sulla ciminiera per dipingerci sopra la scritta "Stop al Carbone" [8]. La definitiva vittoria da parte della cittadinanza e delle associazioni si è avuta nel Novembre del 2016 quando la S.E.I. (in liquidazione) ha comunicato l'intenzione di rinunciare al procedimento per l'autorizzazione alla costruzione. Il MISE, a tal riguardo, ha archiviato il procedimento [9].

Informazioni di base

Nome del conflittoCentrale a Carbone di Saline Joniche
NazioneItalia
Città e regioneReggio Calabria
Localizzazione del conflittoSaline Joniche, Comune di Montebello Jonico
Accuratezza della localizzazioneMedia (livello regionale)

Causa del conflitto:

Tipo di conflitto. Primo livelloEnergia (fossile, rinnovabile e giustizia climatica)
Tipo di confitto. Secondo livelloCentrale termoelettrica
Porti e aeroporti
RisorseElettricità
Carbone

Dettagli del progetto e attori coinvolti

Dettagli del progetto

Il progetto consisteva nella costruzione di un impianto di 660 MW; di un bunker coperto con capacità di stoccaggio di 300.000t di carbone; di aree di accumulazione di ceneri, gesso e calcare; di due linee elettriche (380 KV) di 35 km che avrebbe prelevato energia prodotta per la rete nazionale. Inoltre il progetto prevedeva interventi strutturali nel porto di Sant’Elia, con costi che sarebbe ammontati a 50 milioni di euro. SEI Spa ha chiesto una concessione di 50 anni sulle aree del porto per la realizzazione e la gestione di un terminal marino al servizio della centrale a carbone. Per le sue attività l’azienda avrebbe utilizzato circa il 25% della superficie del porto. Il nuovo impianto è stato progettato con l’intento di includere nei prossimi anni il sistema di Cattura e Stoccaggio del Carbonio (CCS). I lavori di costruzione sarebbe dovuti durare 50 mesi [1].

Area del progetto32 ettari
Livello degli investimenti:1,060,000 Euro
Tipo di popolazioneSemi-urbana
Popolazione impattata:6300 (abitanti del Comune di Montebello Jonico)
Data di inizio del conflitto:2007
Imprese coinvolte (private o pubbliche)SEI S.p.A
Repower Group from Switzerland - Major investor
Hera group from Italy
Foster Wheeler Italiana S.r.l from Italy
Apri Sviluppo S.p.A from Italy
Attori governativi rilevanti:Governo Italiano;
Ministero dell’Ambiente;
Ministero dei Beni Culturali;
Ministero dello Sviluppo Economico;
Regione Calabria;
Provincia di Reggio Calabria;
Comune di Montebello Jonico;
Governo del Kanton Graubünden (Svizzera).
Organizzazioni della società civile e le loro pagine web, se disponibili:Dall'Italia:
* Coordinamento delle Associazioni dell'Area Grecanica- nocarbonesaine.it
* Greenpeace Italia - www.greenpeace.org/italy/it
* Legambiente - www.legambiente.it
* WWF Calabria - calabria.wwf.it/
* LIPU lipu.www.lipu.it/
Dalla Svizzera:
* Zukunft statt Kohle - http://www.zukunftstattkohle.ch
* WWF Graubünden - www.wwf-gr.ch

Conflitto e mobilitazione

Intensità del conflittoMedia (proteste, mobilitazione visibile)
Temporalità del conflittoResistenza preventiva (fase di precauzione)
Gruppi mobilitati:Contadini
Organizzazioni sociali internazionali
Organizzazioni sociali locali
Governi locali/partiti politici
Abitanti (cittadini/comunità rurali)
Movimenti sociali
Utenti a scopo ricreativo
Scienziati / professionisti locali
Gruppi religiosi
Forme di mobilitazione:Appelli/ricorsi per una valutazione economica dello status dell'ambiente
Campagne pubbliche di informazione e denuncia
Azioni artistico-creative (es. teatro guerilla, murales)
Coinvolgimento delle ONG nazionali e internazionali
Referendum e altre consultazioni popolari
Occupazione di terre
Media-attivismo
Ricerca partecipativa (es. epidemiologia popolare)
Presentazione osservazioni alla VIA/AIA
Proteste di strade/manfestazioni
Elaborazione di documenti indipendenti (es. reports, dossier, note informative)
Occupazioni di spazi pubblici e edifici
Lavoro di rete/azioni collettive
Lettere e petizioni di reclamo
* La mobilitazione era arrivata oltre i confini italiani, fino al Cantone Graubünden in Svizzera a 1000 km dalle Saline Joniche. Le due campagne contro il progetto hanno scambiato informazioni e condiviso strategie per coordinare i loro sforzi. Le associazioni calabresi sono andate in Svizzera per fornire informazioni sulla situazione locale e così è avvenuto all’inverso, per testimoniare il supporto alla Calabria e i risultati della mobilitazione in Svizzera. La campagna svizzera ha utilizzato diverse forme di mobilitazione, tra cui lettere pubbliche all’azienda energetica firmate da prestigiosi scienziati svizzeri, discussioni con rappresentati dell’America Latina, le cui popolazioni locali sono interessate da progetti riguardanti l’estrazione del carbone, il coinvolgimento di politici e ONG, lettere aperte a giornali locali, dimostrazioni e proteste artistico-ricreative in pubblico. In seguito la campagna ha organizzato un plebiscito per chiedere alle aziende a partecipazione pubblica (come Repower) di rigettare pubblicamente il diritto di investire in centrali elettriche a carbone. La campagna contro il progetto delle Saline Joniche faceva parte di campagne più ampie a livello nazionale e internazionale contro le centrali elettriche a carbone. Nell’estate del 2014 la nave Rainbow Warrior di Greenpeace è arrivata nelle Saline Joniche durante il “Mediterranean Energy Tour”, per invocare investimenti energetici che rinuncino all’uso di combustibili fossili a favore di energie rinnovabili, scongiurando i terribili impatti del cambiamento climatico [10].

Impatti del progetto

Impatti ambientaliPotenziale: Inquinamento atmosferico, Perdita di biodiversità, Insicurezza alimentare/danni alle produzioni agricole, Riscaldamento globale, Degradazione paesaggistica, Contaminazione dei suoli, Contaminazione delle acque di superficie e peggioramento della qualità delle acque, Contaminazione delle falde acquifere/riduzione dei bacini idrici, Altro (specificare sotto), Impatti sul sistema idrogeologico
Altro (specificare sotto)* L’impianto potrebbe emettere nell’atmosfera 7.600.000 t/anno di CO2, 2.621 t/anno di NOx, 2.330 t/anno di SOx e 291 t/anno di polveri [11]. Notevole sarebbe anche l’impatto locale sull’ecosistema marino e terrestre dell’area ellenica, mettendo a rischio 18 aree archeologiche riservate e 5 siti di Importanza Comunitaria [Direttiva Habitat della Commissione Europea (92/43/EEC)] [12]. Nell’area costiera attorno alle Saline Joniche vi sono piantagioni uniche di arancio Bergamotto, un frutto coltivato raramente che viene utilizzato per il tè e per i profumi. Queste piantagioni tradizionali sarebbero minacciate dal nuovo impianto [13]. Il sito delle Saline Joniche si trova in un’area interessata da attività sismiche e geologiche. Il Sistema di cattura e stoccaggio del Carbonio, se realizzato, potrebbe aumentare i rischi di terremoti. La legislazione italiana proibisce l’uso di sistemi CCS in aree a rischio sismico elevato [14].
Impatti sulla salutePotenziale: Incidenti/infortuni, Morti, Esposizione a fattori a rischio incerti o non conosciuti (es. radiazioni)
Altro (specificare)Nel 2012 Greenpeace ha promosso uno studio per stimare l’impatto delle emissioni delle centrali elettriche a carbone in Italia. Lo studio si basava sui metodi utilizzati in una ricerca effettuata dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) sull’inquinamento dell’aria provocato dalle strutture industriali. Secondo i dati di Greenpeace le emissioni della centrale avrebbero potuto provocare 44 morti ogni anno [10].
Impatti socio-economiciPotenziale: Aumento della corruzione/cooptazione dei diversi attori, Perdita di tradizioni/pratiche/saperi/culture, Deterioramento del paesaggio/perdita del senso del luogo, Altro (specificare)
Altro (specificare)In quella regione si parla ancora un dialetto con influenze greche e, anche a livello architettonico, ci sono molti luoghi di importanza culturale con influenze greche. Non a caso questa area, dove vi sono paesaggi di rara bellezza, è conosciuta come Area Grecanica. Diversi progetti di “sviluppo” economico messi in campo sono finiti nel nulla, perché i soldi erano stati sottratti alla Mafia. Più di recente la regione ha fatto importanti passi per la protezione del paesaggio, si è impegnata per il ripopolamento dei fiumi ecc., e sta lavorando per essere riconosciuta come sito di interesse culturale mondiale.

Risultati

Status attuale del progettoPianificato (decisione di procedere assunta, es. approvazione VIA-AIA)
Risultato del conflitto/risposta:Giudizio in attesa di sentenza
Repressione
Rafforzamento della partecipazione
Ritiro dell'impresa/investimento
Nel maggio del 2014 SEI Spa ha denunciato alcuni attivisti locali per la diffusione di vignette satiriche e di volantini
informativi contro il progetto, perché lesivi dell’immagine della compagnia. La richiesta di danni ammontava a 4
milioni di euro. Pochi mesi dopo, durante una campagna contro i combustibili fossili, Greenpeace ha sfidato SEI spa affiggendo nelle Saline Joniche le immagini incriminate.
Sviluppo di proposte alternative:La provincia, l’università e alcune associazioni locali hanno presentato una serie di alternative per il recupero dell’area industriale e del porto. L’opzione dello sviluppo sostenibile dell’area è contenuta in varie proposte, come quella di costruire un nuovo porto turistico o quella di creare un parco marino protetto. Nessuna di queste, purtroppo, è stata ancora presa in seria considerazione. Nel 2014 un progetto di ripristino ambientale dell’area industriale delle Saline Joniche ha vinto il premio Holcim 2014 per l’Europa. Il premio Holcim per la Costruzione sostenibile è una competizione internazionale che riconosce i progetti innovativi e i concetti orientati al futuro, a livello regionale e mondiale, e conferisce un premio in denaro di 2 milioni di dollari ogni tre anni. Il primo premio è stato vinto dalla riserva ecologica d’acqua dolce e di risanamento Parco Naturale Antropico Saline Joniche, che mira a coniugare la natura con l’impronta dell’umanità [15][16].
Consideri questo caso una vittoria dei movimenti per la giustizia ambientale?:Incerto
Spiegare brevemente il motivoLa mobilitazione sociale italiana, composta da organizzazioni della società civile, associazioni locali e nazionali ha avuto ragione in merito all'insensatezza del progetto. Di fatto grazie anche a ciò la società ha rinunicato al progetto.
La parte svizzera della campagna è stata un evidente successo, perché la resistenza popolare, attraverso un plebiscito legalmente vincolante, ha costretto l’azienda Repower, il principale investitore, a rinunciare ai suoi investimenti nella centrale a carbone.
In Italia si è registrata una crescita graduale della partecipazione, con il ricorso a varie forme di mobilitazione.

Meta informazioni

Collaboratore:Marianna, CDCA (cdca.it); Jair, independent researcher
Ultima modifica15/03/2017

Images

 

Logo No Carbone Saline

credits: nocarbonesaline.it

Industrial site of Saline Joniche

Credits: stopcarbone.wwf.it.jpg

Bergamot plantations

credits: essenzabergamotto.it

Greenpeace campaign supporting local activists denounced by SEI S.p.A.

credits: greenpeace.org

Italian and Swiss event against the power plant project

Credits: Facebook page NO alla Centrale a Carbone di Saline Joniche (RC)

Swiss mobilization poster

credits: www.olalei.ch