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Attività di bracconaggio nello Stretto di Messina


Descrizione:

Lo stretto di Messina rappresenta un importante punto critico di convergenza per molte rotte migratorie di uccelli. Tuttavia, questo lo rende anche uno dei peggiori blackspot d'Europa per il bracconaggio, specialmente per i rapaci come la poiana di miele europea, scientificamente denominata Pernis Apivorus.

Molti esemplari vengono uccisi per la carne o per il commercio illegale di animali esotici. Nelle località in prossimità dello Stretto la caccia sportiva ha avuto una lunga storia, e per generazioni, ben 5.000 poiane miele sono state uccise ogni anno, nonostante i divieti di caccia [1][2]. Il commercio di questi esemplari è una pratica assai redditizia, e nel corso degli anni è stata considerata un crimine a basso rischio che permetteva tanto ad hobbisti di piccola scala quanto ad organizzazioni mafiose di ottenere grande profitto. [3].L’attività ha portato numerosi benefici a gruppi criminali, prima fra tutte la Ndrangheta che per molto tempo ha venduto le armi indispensabili alla caccia ai cittadini delle località intorno allo Stretto [2]. L’attivazione in difesa della biodiversità e per la salvaguardia delle migliaia di poiane annualmente uccise è stata avviata da Anna Giordano, iscritta alla Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli fin dall’età di 6 anni e che ha deciso di organizzare annualmente campi di sorveglianza internazionale per proteggere i rapaci migratori durante la primavera. Volontari da tutto il mondo sono venuti a Messina per raccogliere dati statistici sugli uccelli e sui bracconieri. L’attività svolta dai volontari ha previsto dei veri e propri appostamenti per l’individuazione dei bracconieri e per trovare e confiscare esche elettroniche da loro nascoste nei cespugli per attirare gli uccelli. La mobilitazione non ha interessato solo il lavoro dei volontari ma anche il coinvolgimento di forze di polizia, guardie forestali e autorità locali che inizialmente non ha portato ai risultati sperati, molto spesso il problema è stato infatti sottovalutato. Alcuni bracconieri hanno reagito con minacce e intimidazioni. Nel 1986, i cacciatori incendiarono l’auto dell’attivista, da cui lei riuscì a malapena a fuggire. Altri episodi intimidatori, come la forzatura della casa di Anna ed il recapito di un falco morto con un messaggio minatorio hanno spinto la polizia ad intervenire e ad interessarsi maggiormente agli episodi di bracconaggio che l’ambientalista cercava di contrastare [4].

Una volta che le autorità locali hanno iniziato a cooperare, i suoi sforzi per fermare il bracconaggio hanno avuto successo rapidamente, riducendo i 5000 decessi annuali a 200. Nel 1984, gli osservatori intorno allo stretto di Messina hanno calcolato 3.100 rapaci che sorvolavano l'area e hanno sentito 1.500 spari durante la stagione migratoria di aprile e maggio. Nel 1995, 25.000 uccelli hanno sorvolato le stesse posizioni e sono stati sentiti solo 30 colpi, come ha raccontato la stessa Anna nel corso di numerose interviste[5]. Nonostante tali sforzi per proteggere gli uccelli, nell'agosto 1997, i lobbisti della caccia hanno ottenuto con successo che il governo regionale della Sicilia approvasse una legge che aboliva molte restrizioni all’attività venatoria. Tale legge ha violato sia la legislazione nazionale che quella europea [6]. 

Il Campo Internazionale con il passare degli anni ha iniziato a diventare un esempio di turismo ecologico e una buona pratica in contrapposizione al bracconaggio, contribuendo all'economia, facendo diventare Messina un luogo popolare di birdwatching [7]. Anna è diventata direttrice della Riserva Naturale di Trapani e Paceco e centro di riabilitazione del Fondo Mondiale per la Fauna Selvatica[8]. Grazie alla sua esperienza ornitologica, ha saputo quando e dove sarebbero arrivati gli stormi e ha posizionato strategicamente volontari di guardia per rendere i bracconieri ancora meno efficaci[1]. La sua squadra è una difesa di prima linea vitale, ora sostenuta da una nuova task force governativa che cattura e persegue i bracconieri a partire dal 2017 [3].

Informazioni di base

Nome del conflittoAttività di bracconaggio nello Stretto di Messina
NazioneItalia
Città e regioneSicilia, Calabria
Localizzazione del conflittoMessina
Accuratezza della localizzazioneMedia (livello regionale)

Causa del conflitto:

Tipo di conflitto. Primo livelloConflitti legati alla conservazione della biodiversità
Tipo di confitto. Secondo livelloAltro (specificare)
RisorseAnimali
Carne
Rapaci

Dettagli del progetto e attori coinvolti

Dettagli del progetto

Sullo Stretto di Messina, ma anche sulle piccole isole, e in diverse regioni dove la mancanza di controlli ha portato il bracconaggio a livelli elevati -seppur minori rispetto al passato- i cacciatori utilizzano fucili acquisiti clandestinamente privati della matricola di riconoscimento. Le specie protette e rare maggiormente a rischio sono state l’aquila di Bonelli e il Lanario. Oltre ai Falchi pecchiaioli e agli altri rapaci che nel mese di maggio passano sullo Stretto, cadono anche bianconi, cicogne, albanelle e altri grandi veleggiatori spesso giovani e ancora poco esperti nel volo.

La lotta al bracconaggio lungo lo Stretto è divenuta un esempio di positiva collaborazione tra guardie volontarie e Corpo Forestale. Il Campo di sorveglianza WWF ha consentito il passaggio di migliaia di rapaci senza il rischio di essere abbattuti. Spesso la sola presenza di Forestali e volontari è stata sufficiente a scoraggiare i bracconieri.

La zona,costituita da un braccio di mare circondato da monti aspri, che separa la Sicilia dal Continente Europeo, rappresenta la rotta migratoria più importante al mondo in primavera, per alcune specie di rapaci e per questa ragione è sempre stata teatro di un bracconaggio selvaggio ai danni di queste specie superprotette. Una vera strage tollerata fino a qualche anno fa con decine di appostamenti fissi, veri e propri “bunker” abusivi, dai quali migliaia di bracconieri, uccidevano rapaci ed altre specie protette. Il viaggio compiuto dai migratori è già di per sé tremendamente ostile, tra i più faticosi dell’intero pianeta: gli uccelli attraversano 1.500 km di deserto del Sahara, spesso stravolto da forti sciroccate; poi il canale di Sicilia, lungo ben 159 km nel punto più breve, cioè una delle più ampie distese marine che gli uccelli terrestri siano costretti a sorvolare.

Tra aprile e maggio 2016 sono stati osservati sulle due sponde dello stretto di Messina circa 30,000 rapaci. La check-list dell'area conta un totale di oltre 260 specie, in cui i rapaci sono i più numerosi per numero e specie, 39 le specie segnalate, di cui 27 le specie che si possono avvistare e le altre cosiddette “accidentali”.

Grazie all’impegno di tanti anni di migliaia di volontari delle associazioni ambientaliste, WWF in testa, che hanno condotto una durissima battaglia contro le uccisioni illegali nel Stretto di Messina, il fenomeno criminale si è fortemente ridotto. In Sicilia dai 1.185 spari contro 3.198 rapaci del 1984 o le 228 fucilate in due sole ore del 1984, siamo passati ai soli due spari contro 44.524 rapaci e cicogne del 2014. Trentaquattro anni di battaglie, di cui 31 spesi sui monti a presidiare il volo di chi per legge doveva essere rispettato da tutti, hanno portato a questo incredibile risultato. E’ importante segnalare che, nonostante questo straordinario successo, il bracconaggio sullo Stretto non è purtroppo debellato del tutto. In Calabria, a distanza di quasi 40 anni dall’entrata in vigore della legge che proteggeva rapaci e cicogne del 1977 [9].

Tipo di popolazioneSemi-urbana
Data di inizio del conflitto:15/07/1981
Attori governativi rilevanti:Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Regione Sicilia, Governo Italiano
Organizzazioni della società civile e le loro pagine web, se disponibili:WWF Sicilia https://www.wwf.it/sicilia1/chi_siamo_sicilia/
LIPU Sicilia http://www.lipu.it/sicilia

Conflitto e mobilitazione

Intensità del conflittoMedia (proteste, mobilitazione visibile)
Temporalità del conflittoMobilitazioni dopo gli impatti
Gruppi mobilitati:Organizzazioni sociali internazionali
Organizzazioni sociali locali
Governi locali/partiti politici
Abitanti (cittadini/comunità rurali)
Scienziati / professionisti locali
Forme di mobilitazione:Ricerca partecipativa (es. epidemiologia popolare)
Lavoro di rete/azioni collettive
Sviluppo di proposte alternative
Coinvolgimento delle ONG nazionali e internazionali
Campagne pubbliche di informazione e denuncia
L’attivazione in difesa della biodiversità e per la salvaguardia delle migliaia di poiane annualmente uccise è stata avviata da Anna Giordano, iscritta alla Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli fin dall’età di 6 anni e che ha deciso di organizzare annualmente campi di sorveglianza internazionale per proteggere i rapaci migratori durante la primavera. Volontari da tutto il mondo sono venuti a Messina per raccogliere dati statistici sugli uccelli e sui bracconieri. L’attività svolta dai volontari ha previsto dei veri e propri appostamenti per l’individuazione dei bracconieri e per trovare e confiscare esche elettroniche da loro nascoste nei cespugli per attirare gli uccelli. La mobilitazione non ha interessato solo il lavoro dei volontari ma anche il coinvolgimento di forze di polizia, guardie forestali e autorità locali che inizialmente non ha portato ai risultati sperati, molto spesso il problema è stato infatti sottovalutato. Alcuni bracconieri hanno reagito con minacce e intimidazioni. Nel 1986, i cacciatori incendiarono l’auto dell’attivista, da cui lei riuscì a malapena a fuggire. Altri episodi intimidatori, come la forzatura della casa di Anna ed il recapito di un falco morto con un messaggio minatorio hanno spinto la polizia ad intervenire e ad interessarsi maggiormente agli episodi di bracconaggio che l’ambientalista cercava di contrastare [4].

Impatti del progetto

Impatti ambientaliVisibile: Perdita di biodiversità
Altro (specificare sotto)La cattura illegale nei confronti degli uccelli da preda praticata in corrispondenza dello Stretto di Messina prevede che gli uccelli vengano abbattuti mentre sono in migrazione attiva. Le motivazioni che spingono i bracconieri a tali atti illegali sono legate a tradizioni locali e ad interessi economici. Il numero di uccelli abbattuti ogni anno sullo stretto è stato molto elevato sino ad un passato recente; oggigiorno il fenomeno è ridimensionato grazie ad un impegno pluriennale del Corpo Forestale dello Stato, ora CUTFAAC, e di alcune ONG. L’attività di repressione ha indotto i bracconieri ad agire maggiormente durante la migrazione autunnale anziché quella primaverile, sfruttando la concomitante presenza di cacciatori sul territorio, il che rende più difficile l’individuazione di coloro che compiono atti illeciti. Indicativamente il CABS stima che attualmente sullo Stretto vengano uccisi 200-300 rapaci in primavera e 400-600 in autunno [10]
I risultati delle indagini effettuate nel corso degli anni hanno permesso di mettere in luce come i reati contro gli uccelli selvatici non avvengano con la stessa frequenza sull’intero territorio nazionale. In alcune aree il fenomeno risulta particolarmente intenso; queste aree vengono definite black-spot secondo una terminologia riconosciuta a livello internazionale. In Italia è possibile individuare almeno sette black-spot: le Prealpi lombardo-venete, il Delta del Po, le coste pontino-campane, le coste e zone umide pugliesi, la Sardegna meridionale, la Sicilia occidentale e infine proprio lo Stretto di Messina [10].
Impatti socio-economiciPotenziale: Aumento della corruzione/cooptazione dei diversi attori
Altro (specificare)Sullo Stretto di Messina, ma anche sulle piccole isole, e in diverse regioni dove la mancanza di controlli ha portato il bracconaggio a livelli elevati -seppur minori rispetto al passato- i cacciatori utilizzano fucili acquisiti clandestinamente privati della matricola di riconoscimento[9]. Il bracconaggio di numerose specie di rapaci è una pratica assai redditizia, e nel corso degli anni è stata considerata un crimine a basso rischio che permetteva tanto ad hobbisti di piccola scala quanto ad organizzazioni mafiose di ottenere grande profitto. [3].L’attività ha portato numerosi benefici a gruppi criminali, prima fra tutte la Ndrangheta che per molto tempo ha venduto le armi indispensabili alla caccia ai cittadini delle località intorno allo Stretto [2].
Nel 1986, alcuni cacciatori incendiarono l’auto dell’attivista Anna Giordano, da cui lei riuscì a malapena a fuggire, per via della sua intensa attività di salvaguardia delle specie a rischio durante la stagione migratoria. Altri episodi intimidatori, come la forzatura della casa di Anna ed il recapito di un falco morto con un messaggio minatorio hanno spinto la polizia ad intervenire e ad interessarsi maggiormente agli episodi di bracconaggio che l’ambientalista cercava di contrastare [4].

Risultati

Status attuale del progettoOperativo
Risultato del conflitto/risposta:Miglioramenti ambientali, bonifiche, risanamento delle aree
Rafforzamento della partecipazione
Attacchi violenti ad attivisti
Sviluppo di proposte alternative:Grazie all’impegno portato avanti negli anni da migliaia di volontari delle associazioni ambientaliste, WWF in testa, che hanno condotto una durissima battaglia contro le uccisioni illegali nel Stretto di Messina, il fenomeno criminale si è fortemente ridotto. In Sicilia dai 1.185 spari contro 3.198 rapaci del 1984 o le 228 fucilate in due sole ore del 1984, siamo passati ai soli due spari contro 44.524 rapaci e cicogne del 2014. Trentaquattro anni di battaglie, di cui 31 spesi sui monti a presidiare il volo di chi per legge doveva essere rispettato da tutti, hanno portato a questo incredibile risultato. E’ importante segnalare che, nonostante questo straordinario successo, il bracconaggio sullo Stretto non è purtroppo debellato del tutto. In Calabria, a distanza di quasi 40 anni dall’entrata in vigore della legge che proteggeva rapaci e cicogne del 1977 [9]
Consideri questo caso una vittoria dei movimenti per la giustizia ambientale?:SI
Spiegare brevemente il motivoLa drastica diminuzione delle uccissioni di specie protette dimostra che il lavoro di attivisti e attiviste sta portando quasi all’estinzione del fenomeno di bracconaggio.

Fonti e materiali

Leggi e normative correlate - fonti legislative e testi giuridici

[6]LEGGE REGIONALE 1 settembre 1997, n. 33
https://www.gazzettaufficiale.it/atto/regioni/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1997-12-20&atto.codiceRedazionale=097R0817

[10]Accordo sul piano nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici
https://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/biodiversita/accordo_piano_azione_antibracconaggio.pdf

Bibliografia di libri pubblicati, articoli universitari, film o documentari pubblicati

[9]#Furtodinatura, Storia di bracconaggio made in Italy, WWF Italia, settembre 2016
https://d24qi7hsckwe9l.cloudfront.net/downloads/furtodinatura_2016_28_09_def_2_1.pdf

Links web ad articoli giornalistici, blogs, ecc.

[1]HOW LAW ENFORCEMENT, BIRDWATCHERS, AND ORNITHOLOGISTS COLLABORATE TO PROTECT 85 000 EUROPEAN HONEY-BUZZARDS IN ITALY, Bird Life International, 3 settembre 2019
https://flightforsurvival.org/european-honey-buzzard/law-enforcement-birdwatchers-ornithologists-collaborate-protect-85-000-european-honey-buzzards-in-italy/

[2]Luca Verducci, BRACCONAGGIO (POACHING) ITALY – CALABRIA, inventati.org, 13 dicembre 2014
https://www.inventati.org/lucaverducci/poaching-calabria-caserta-brescia-work-in-progress/

[3]Matteo Civillini, Italy and Malta are hotbeds of songbird poaching. Meet the people fighting to stop it, National Geographic, 10 maggio 2019
https://www.nationalgeographic.com/animals/2019/05/songbird-smugglers-in-southern-europe/

[4]The Goldman Environmental Prize, Anna Giordano
https://web.archive.org/web/20101123040250/http://www.goldmanprize.org/node/105The

[5]Ernesto Di Lorenzo, La nemica dei bracconieri, La Repubblica, 24 marzo 2002
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/03/24/la-nemica-dei-bracconieri.html

[7]Dove fare birdwatching in Italia, LIPU Onlus
http://www.lipu.it/dove-fare-birdwatching-in-italia

[8]Riserva Naturale Orientata Saline di Trapani e Paceco
http://www.wwfsalineditrapani.it/

Meta informazioni

Collaboratore:Dalena Tran, ICTA, [email protected]
Ultima modifica16/03/2020

Images

 

Honey buzzard

Photo: Birdlife international

Falcon with threatening note sent to Giordano

Photo: Bird Guides

Anna Giordano

 

Poiana del miele europea-LIPU Onlus

 

Intimidazione ricevuta da Anna Giordano

 

Anna Giordano